La mia sagoma attraverso il finestrino mi è sempre stata accanto, parlando sola con le stelle osservando l’erba muoversi ad una mezzanotte sciagurata disgraziata consumatissima mezzanotte che tuttora mi trattiene per il lembo della maglia, e di lasciarmi andare non ne vuol sapere.
Ho bisogno di arte, ho bisogno di poesia, di colori, di bianco, di distendermi con te e aspettare l’alba abbracciati mentre canticchi e io ti dico oh finalmente stai cantando e tu allora ti imbarazzi e smetti e non ti ho
mai
mai
mai detto quanto mi piace quando ti imbarazzi, quando mi abbracci senza stringermi per paura che io mi sgretoli, le tue mani bianche e magre, le vocine stupide e non c’è nessuna alba per noi amore mio, non esiste alcun sole che possa coglierci insieme distesi sul tuo letto in croce o anche opposti ma che ci importa che ci importa siamo grandi noi, siamo grandi sì non possiamo aspettarci nulla da un quadro, da un Pollock o dalle urla di Munch.
Mi fermo a respirare sulla terrazza del tuo palazzo preferito, come fosse Londra, il solo caos che sento non si riesce a vederlo, non si riesce a ricomporlo, a sistemarlo nemmeno con un bacio, con la pioggia, con una canzone dalle parole immaginate, da pensieri mobili che sfrecciano mi passano accanto non li sento più nemmeno non ci faccio più caso a quanto la mia persona sia mutabile, mai irremovibile, incoerente con me stessa e te, e coi tuoi capelli ricci e i miei occhi vuoti e finti e di vetro che brutta orribile persona che sono, quando niente mi scalfisce, nemmeno gli auto giudizi, nemmeno un profilo invisibile, gli amici da soli e tu che mi manchi, mi manchi parecchio.